Vado in pausa. Limiti ed errori dello scrittore blogger.

Spero che riusciremo ancora a fare due chiacchiere di scrittura e racconti, perché già so che mi mancherai. 🙂

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Untitled (AKA deliri)

Interessante modo di vedere le cose che mi trova abbastanza concorde.

le mele del Silenzio

Ho letto un articolo. L’ennesimo, ultimamente, col quale non mi trovo del tutto d’accordo.
A volte mi viene proprio voglia di abbandonare social vari per poter fare a meno di incappare in post o commenti che mi avvelenano il sangue. Solo che, anche per motivi di lavoro, al momento non mi è possibile. Quindi continuo, anche se so che non dovrei, a leggere link che poi mi fanno incavolare/rabbrividire/ecc. Non è esattamente questo il caso, ma ha indubbiamente contribuito a riportarmi su un argomento che recentemente ha fatto furore, almeno tra i lettori, ovvero la campagna #ioleggoperché. E io ho sentito la necessità impellente di dire la mia, circa, sulla cosa. Praticamente, ho deciso di creare un post che potrebbe avvelenare il sangue di altri. O avere ulteriori ripercussioni sul mio sistema nervoso. Vabbè. Predico bene e razzolo male.

Comunque.
Il punto che mi rende perplesso è quello che, riassunto, fa circa…

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È davvero difficile scrivere?

Marco Freccero

blog e autorevolezza

Ma è davvero difficile scrivere? In fondo basta mettersi davanti allo schermo di un computer e schiacciare i tasti della tastiera. La storia viene da sé, è sufficiente seguire i fatti, quei fatti, sì. Che abbiamo raccontato al pub un paio di sere fa, e tutti erano impressionati. Talmente impressionati che alla fine qualcuno (chi? Non importa) ha detto: “Guarda, dovresti scrivere. Con tutta la porcheria che c’è in giro…”.
Quindi scrivere è aggiungere “qualcosa” alla porcheria che è già nelle librerie? Non è proprio così.

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Bullismo: La storia di una sopravvissuta

Qualche sbavatura stilistica (sono ipercritico, perdonatemi), ma questa storia merita di essere letta.

cuore di cactus

Sono stata una bambina felice, ho avuto l’infanzia che tutti meriterebbero di avere.

Ero circondata da amici, non c’era un solo giorno in cui non mi divertivo.

Erano ancora quei famosi tempi in cui ci si divertiva con poco (che poi in realtà era tutto quello che serviva).

Non c’era Facebook, Whatsapp, non avevamo un cellulare già a quell’età, si stava all’aria aperta, ci si sporcava, si saltava sulle pozzanghere, ci si sdraiava per terra e si faceva a gara a chi vedeva le forme più strane delle nuvole, s’inventavano storie, indovinelli, non c’era malizia quando si è ancora nel fiore dell’innocenza, c’era sincerità, il bene vero.

Ogni pomeriggio, chi finiva per primo i compiti scendeva e citofonava a tutti gli altri e così trascorrevamo il tempo giocando con la palla, a nascondino, andando in giro per il paese in bicicletta. Non facevamo che ridere. Dal baccano che facevamo, quando…

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LIEBSTER AWARD

Innanzitutto ringrazio il blog Carezze di vento per avermi nominato. Spero che chi nominerò sfrutterà questa occasione per far parlare un po’ di sé e per farsi conoscere, visto che oggi, anche con questi mezzi supertecnologici e alla portata di tutti, sembra essere diventata un’impresa impossibile.

Le regole per questo Liebster Award sono:

  1. Ringraziare il blog che ti ha nominato.
  2. Rispondere alle 10 domande.
  3. Nominare altri 10 blog con meno di 200 follower.
  4. Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Perché hai aperto un blog?

Sono state le insistenze di un’amica che ringrazio a farmi aprire questo blog, sebbene io all’inizio fossi restio, dato che la pagina di Facebook, Writers’ corner, mi prendeva già abbastanza tempo e lo stesso, per quanto impensabile, dicasi per il profilo di Twitter. Inoltre gli impegni universitari e l’hobby letterario mi impegnano ulteriormente, ma spero allo stesso modo di poter far crescere anche questo nuovo luogo di incontro e confronto.

Ci parli delle tue passioni?

Presto detto. La scrittura è la mia passione principale. Impiego molto tempo per dedicarmi alle storie che scrivo e qualche frutto i miei sforzi l’hanno anche dato. Ho infatti pubblicato tre libri: “Memorabilia” (2012), “Lupus et agnus” (2013) e “Vindica te tibi” (2014), più qualche altro racconto sparso qui e là.
Nel frattempo continuo a lavorare a importanti progetti futuri che spero mi daranno ulteriore visibilità.
Oltre alla scrittura poi, adoro leggere (Stephen King è l’autore preferito, ma sono alla costante ricerca di scrittori di romanzi di suspense), suonare la chitarra, ascoltare musica (un po’ tutto i generi, tranne la lirica e i generi troppo brutali) e guardare film.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

Ritengo che interazioni di qualunque genere siano utili perché in questo modo è possibile conoscere altre persone che scrivono. Poi, non tutte devono necessariamente farlo per lavoro e non tutte possono farti apprezzare ciò che scrivono, ma la “pubblicità”, diciamo così, è un modo utile per farti allargare gli orizzonti.
Credo che il commento, più che il “mi piace” e il reblog siano gli strumenti più utili per stabilire un contatto quasi diretto con altri utenti e per farsi conoscere.

Di cosa parli nel blog?

Principalmente delle storie che scrivo, dando la possibilità anche ai profani di sbirciare il mio stile e il genere che tratto, inoltre ci saranno presto recensioni di libri che ho letto e apprezzato, una sezione di pensieri e riflessioni brevi che contornano le mie giornate e una parte del blog riservata agli articoli un po’ più “mondani”, che parlano degli argomenti che mi interessano, incontrati durante la navigazione sul web.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?

Purtroppo il blog non è ancora in una fase così avanzata da potermi far conoscere altri blogger e quindi fare amicizia con loro, perciò, mio malgrado, non ho conosciuto nessuno di persona.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?

Tra qualche anno vorrei innanzitutto avere più tempo da dedicare al blog e vorrei vederlo crescere in seguito e attrattiva. Mi piacerebbe che quello che dico e che scrivo fosse letto da altri in modo da poter intavolare delle discussioni o comunque delle chiacchierate.

La cosa che sai fare meglio?

Penso sia scrivere. Forse leggere.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?

Purtroppo non tanto quanto vorrei. Forse un’ora o due alla settimana, se ho del tempo libero, poiché sono assorbito da altri impegni.

Come nascono i tuoi post?

Dipende dal tipo di articolo che voglio scrivere, ma in generale si parte sempre da idee che mi ronzano nella testa da un po’, oppure, in caso contrario, da qualcosa che leggo in giro o che vedo in TV e che scatena in me la voglia di dire la mia in proposito.

Un saluto a chi legge?

Un sentito grazie a te che hai speso un po’ del tuo tempo per conoscermi. Spero di averti interessato e mi auguro che quello che leggerai nel mio blog ti spingerà a restare e a dire la tua.
E come dico sempre, un saluto a tutti.
Il Vostro Affezionatissimo.

Nominations:

– Eidoteca
Evaporata
Articoliliberi
Saltabecco
Antigone dulcamara
Cuore di cactus
Disorder fables
L’erba dello scrittore
Sogni a perdere
Che vita fa là fuori

Di cosa parli nel blog?

TRUE STORY – SARÒ UN INCAPACE, MA NON SONO SCEMO

L’inizio della storia certamente lo conoscete tutti. E forse anche gran parte dello svolgimento. Sul finale, mi riservo di tenervi un po’ sulle spine.

So che queste mie parole non cambieranno la situazione che io e altri colleghi (sì, per una volta voglio essere sfacciato e designarci come categoria) ci troviamo ad affrontare, però mettere nero su bianco qualcosa che continuamente si ripete nelle vite di decine di migliaia di persone in Italia farà sentire meglio me e, forse, un po’ meno soli gli altri.

Mi chiamo Raul Londra, nome curioso, che magari può sembrare d’arte, ma non lo è. Sulla carta d’identità campeggiano proprio queste due parole. Forse qualcuno delle persone che segue la mia pagina, Writers’ corner, su Facebook o che tiene d’occhio il mio profilo Twitter, si ricorderà vagamente…

Per farla breve, sono a un passo dai venticinque anni, studio medicina e nel tempo libero scrivo. Mi piace leggere, suonare la chitarra, ascoltare musica e guardare film.

No, non preoccupatevi: queste non sono le info che trovate su un sito per appuntamenti. Servono giusto per fare un po’ il punto della questione e per porre l’accento sul fatto che io scrivo per hobby, nonostante adori alla follia questa mia necessità, e non sia un autore per lavoro.

Ho cominciato a scrivere all’età di 12 anni, quando frequentavo le medie. La faccenda è cominciata con un compagno che scribacchiava su un quadernetto storie umoristiche di pessimo gusto sulla nostra classe ed io, per non essere da meno, mi sono cimentato in qualcosa per negli anni successivi si sarebbe trasformato in una droga.

Detto questo, svelo subito anche una parte dello svolgimento della storia: ho pubblicato. Già, ho avuto la fortuna di vedere il mio nome stampato sulle copertine di ben tre libri e inserito accanto al titolo di quattro racconti che circolano o circoleranno sul web. Sono stato fortunato, devo ammetterlo. Una piccola casa editrice che non chiedeva contributi per la pubblicazione mi ha contattato dopo alcuni mesi da che avevo spedito il mio primo libro e mi ha offerto un contratto di pubblicazione. Poi, l’anno successivo ne è arrivato un altro, di contratto. E poi un terzo.

Con queste persone ho pubblicato due antologie di racconti e un romanzo: Memorabilia, Lupus et agnus e Vindica te tibi. Titoli un po’ classicheggianti, retaggio liceale che soltanto di recente sono un po’ riuscito a limare. Non richiamano molto, lo so. Copertine, spero darete loro un’occhiata, piuttosto cupe e non molto di richiamo, forse per i gusti di alcuni.

Fatto sta che io accettai di intraprendere questa collaborazione ben quattro anni fa, nell’agosto del 2011, per poi vedere il mio primo libri pubblicato a maggio 2012. Fu una bella soddisfazione, non lo nego. Organizzammo una presentazione in una libreria vicino al mio paese e poi mi detti da fare per chiedere un permesso alla biblioteca comunale. Inutile dire che tutto andò ben oltre le più rosee aspettative dei miei editori, ma per me non era abbastanza.

Nei due anni successivi, con gli altri due libri, il boom non si ripeté. Le vendite calarono, il pubblico diminuì e le fiere non richiamarono più così tanta gente. Risultato: pieno di speranze, inviai il mio quarto libro al suddetto editore, dopo averne contattati altri, e la risposta fu che i miei libri vendevano poco, motivo per cui la casa editrice non poteva permettersi di pubblicarmi ancora.

Rimasi interdetto. Da un punto squisitamente economico, capivo. Non puoi spendere soldi se non hai guadagni. Non puoi investire se non ricavi nulla dall’investimento precedente. Logica ineccepibile, e va bene. Ma io?, mi chiesi. Che centravo io con tutto questo?

Cercai di darmi più volte una risposta decente e più volte fallii. Provai a pensare come avrebbero pensato i miei editori e infine parlai direttamente con loro per comprendere il motivo per cui le vendite scarseggiassero e i miei libri non richiamassero più, o forse non avessero mai richiamato, i clienti. Be’, loro non me lo dissero esplicitamente, ma io lo intuii. La morale della favola dello scrittore che pubblica è semplice: se nessuno conosce il tuo libro, nessuno lo comprerà mai. Logica ineccepibile, e va bene. Ciononostante la domanda mi sorse nuovamente spontanea. Ma io?, mi chiesi. Che centravo io con tutto questo? Detto fuori dai denti, come sentii dire da un altro editore conosciuto di persona: lo scrittore deve scrivere, mentre la casa editrice deve pubblicare, distribuire e promuovere i libri al fine di venderli. Ognuno ha il proprio lavoro.

La fregatura sta nel fatto che i piccoli e medi editori, con contratti standard del cazzo (perdonate il francesismo), se ne sbattono bellamente di pubblicità e distribuzione: per dirne una, il mio editore non distribuisce, ma spedisce su ordine, checché ne dica lui. Inoltre non pubblicizza, se non portando il mio ultimo libro uscito (poche copie, in effetti) sopra uno dei banconi del loro stand durante le fiere della media e piccola editoria cui partecipa.

Quindi, detto questo, provate a immaginare quante copie del mio libro potrebbero essere acquistate dai clienti. Il numero è ridicolo.

Altra proposta fatta direttamente dall’editore è stata: fai il firma-copie nelle librerie. Ora, per chi non lo sapesse, il firma-copie consiste nel mettersi in un angolo della libreria in questione, con un proprio banchetto e dopo una presentazione, un incontro sul suddetto libro o anche semplicemente per passare qualche ora con i lettori, mentre loro sborsano quattrini (a volte anche troppi) per acquistare il libro, tu, con un sorrisone a sessantaquattro denti stampato in volto, firmi con la tua bella stilografica (se ne hai una) la prima pagina bianca del volume che loro hanno appena comprato.

Tutto bello se non fosse che le librerie disponibili, a volte, dopo un paio di pomeriggi di spediscono via, facendoti capire che non è aria e, secondariamente, non puoi obbligare un cliente ad acquistare qualcosa che non desidera. Il cliente ha sempre ragione.

Ennesima proposta dell’editore: vieni in fiera con noi. Certo! Subitissimo! Se mi stipendi tu e mi dai un fisso al mese, spese e alloggio compresi, allora vengo di corsa! Mi domando se gli editori abbiano idea che cosa significhi per uno che scrive per hobby farsi su e giù per l’Italia per inseguire loro e sperare in un week end di piazzare almeno sei o sette compie di un libro ad altrettanti acquirenti poco interessati. Insomma, può andar bene se decidi di investire il tuo tempo e i tuoi soldi in questa iniziativa privata e per nulla sostenuta da qualcuno, ma in caso contrario…

Per farla breve, in qualunque caso caschi male e tu, scrittore alle prime armi, sei abbandonato a te stesso. Ora sono stato conciso, citando i fatti che più mi sono sembrati significativi, ma sono certo che se mi sforzassi, troverei qualche altro sassolino nelle mie scarpe.

Perché dico tutto questo? Non certo per dissuadere dai loro propositi tanti buoni scrittori alle prime armi come me che altrimenti si taglierebbero tutte le vene che hanno in corpo lasciando da parte la loro grande passione. No, come ho specificato all’inizio, lo faccio per rendere note alcune cose che ai profani paiono cavolate o bufale inventate di sana pianta.

L’editoria non è un mondo tutto rose e fiori e per scrivere un libro, di qualunque cosa si tratti, non è sufficiente sapere mettere insieme qualche migliaio di parole e contattare un editore compiacente come quelli a pagamento. Scrivere un libro è molto di più e tante persone, me compreso, lo fanno soprattutto per stare meglio con se stesse. Io scrivo per il mio divertimento personale, per sentirmi grande e per fare qualcosa che migliorerebbe il mio mondo e la mia giornata. Gli altri non lo so. Forse per la stessa ragione.

Ma tutte queste vane parole, scritte per essere presto dimenticate e spese per non cambiare nulla della frustrante situazione dell’editoria italiana e dei fenomeni momentanei che lasciano il tempo che trovano, le ho messe insieme perché sono triste e sconsolato. Sono deluso dallo status quo dell’editoria italiana che ha stuprato e quasi ucciso l’ars letteraria, che ha fatto proliferare come tanti batteri scrittori che non meritano, marci pensatori liberi che sono eruditi e non colti e personaggi new age che al solo sentirne il nome mi viene il voltastomaco.

Scrivo da metà della mia vita e certamente ho passato anni a buttare giù porcherie, ma oggi, a furia di leggere e di esercitarmi con costanza, sono migliorato. Sono diventato uno scrittore diverso e forse più maturo di un tempo. Ho consapevolezza di ciò che scrivo e del perché lo scrivo, di ciò che voglio dire e per chi lo sto dicendo. Forse queste non saranno considerazioni necessarie per fare di me un autore famoso o che pubblicherà best-sellers, non mi faranno diventare una persona migliore ma di certo mi aiutano a non perdere la bussola, a non commercializzarmi, a non rovinare ciò che di bello c’era nello scrivere. Come ho detto più su, nel titolo, come scrittore sarò anche un incapace, a quanto pare agli editori, ma non sono scemo. Puoi portare in giro una pecora con l’anello al naso quanto tempo vuoi, ma quando ti trovi davanti un gregge e non hai il tuo fido cane da pastore, è tutta un’altra faccenda.