SPORCHI AFFARI FATTI A PREZZI STRACCIATI

Dopo quarantotto ore venne il giorno del bombardamento, ma sul far dell’alba il tempo segnava pioggia e prima di mezzodì il cielo nero prese a mandare lampi e a scaricare a terra una quantità d’acqua mai vista. L’attacco americano venne rimandato, ma arrivarono dispacci rapidi di proseguire l’offensiva inglese non appena il tempo lo avesse permesso, e ciò avvenne presto.

Doug decollò con il battaglione facendo da scorta ai bombardieri e si diresse sugli obiettivi con la mente

svuotata. “Perché lo sto facendo?” si domandava, ma sapeva che un soldato com’era lui doveva soltanto fare ciò che gli veniva ordinato. Non doveva pensare. Lo sapeva lui così come lo sapeva Smith quando gli aveva parlato dell’attacco sulla Germania.

“Perché?” pensò. “Io dovevo aiutare le persone.”

Quando le bombe presero a cadere sopra Dresda, gli Spitfire inglesi ronzavano in aria, controllando che l’azione non fosse disturbata dai Messerschmitt, e Doug iniziò a udire gli ordigni che esplodevano a terra con gran fragore, trasformarsi poi in focolai enormi lungo tutta la periferia. Le fiamme infine convergevano verso il centro della città.

“Perché?” si chiese un’altra volta. “Dresda non è una roccaforte militare. Perché bombardare Dresda?”

Dall’abitacolo del suo aereo udiva soltanto il rumore dell’aria sbattergli sulla faccia come una sventagliata gelida e il rombo del motore. Ma in mezzo a tutto quel chiasso, nella sua mente, poteva distinguere le urla disumane della gente che moriva, bruciata dentro quella trappola infernale della guerra.

Ormai la città era un rogo senza fine. Le fiamme rosse gialle e arancioni salivano in cielo, crepitando ininterrottamente. Era uno spettacolo raccapricciante e Doug sentì i conati di vomito salirgli dallo stomaco. “Perché tutto questo?” si chiese ancora. Non c’era risposta: era la guerra. “Io dovevo aiutare le persone.”

(Tratto dal racconto SPORCHI AFFARI FATTI A PREZZI STRACCIATI, “Vindica te tibi – Quattro storie di vendetta“, Raul Londra)

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