È GIÀ DOMANI

«Stai meglio ora?»

«Sì» rispose con tono serio, ma trattenne ugualmente il sorriso, gli occhi ancora arrossati.

Non era vero ma preferiva farmelo credere per mostrarsi forte ai miei occhi, gli occhi di uno sconosciuto.

«Sono contento per te» replicai imbarazzato, senza sapere che altro dire.

Vanessa mi fece accomodare in cucina offrendomi del tè caldo ai frutti di bosco.

Un po’ scettico, accettai. Non ero mai stato, come sospettava mia madre, un grande amante del tè, ma piuttosto del Jack Daniel’s, che aveva lo stesso colore ma non lo stesso sapore. Sorseggiai lentamente e per la prima volta riuscii ad apprezzare l’aroma di una bevanda che mi scaldava senza bruciarmi la gola e spaccarmi il fegato, come diceva Annamaria. Forse era proprio perché prima non avevo trincato come una spugna.

«Grazie» mi sussurrò Vanessa abbassando lo sguardo sulla tazza di tè che teneva tra le mani.

Non le domandai per cosa mi stesse ringraziando, ma ancora, per l’ennesima volta, non sapendo che dire, rimasi zitto.

«Grazie per avermi aiutato con Giacomo» aggiunse lei. «Quando ci si mette sa essere un vero coglione!»

«Pare di sì» confermai scialbo.

Udii il respiro irregolare di Vanessa nel silenzio più assoluto della casa. Stava per piangere ancora. Mi sporsi verso di lei e le sollevai il volto, come se quella potesse essere l’azione più naturale per me.

«Non piangere, per favore. Ti prego, non piangere. Non serve a niente.»

«Non ci riesco» singhiozzò lei.

«Sei soltanto un po’ spaventata. È normale» provai a spiegarle, nel peggior modo possibile.

«Scusami» fece lei con voce spezzata, quindi si alzò e corse via. Sentii una serratura scattare e pensai che si fosse chiusa in bagno. Mi alzai e passai nel salottino. Mi bloccai lì in piedi, come uno stoccafisso a guardare la porta di legno scuro dietro la quale si era trincerata.

Che gran confusione…

Tutte le certezze di una vita, il sapere che ore sono, che giorno è, quando devi andare a fare la spesa, perché il sole fa crescere le piante, come mai abbiamo un cuore… Non contava più niente di fronte alla situazione di quella sera. Lì era tutta un’incertezza. Una cazzata, ma sembrava sempre più importante.

Diedi un’occhiata all’orologio. Segnava le due meno qualche minuto. Rimasi ancora lì fermo aspettando Vanessa. Lentamente mi accorsi che la stessa forza che mi aveva spinto da lei ora pareva volermi trascinare via, perché lei non era Simona. Ma allora… Allora perché tutto ciò? Perché il giretto in auto prima di riportarla a casa? Perché la mano tesa, nel parcheggio vicino ai capannoni? Perché il tè ai frutti di bosco?

(Tratto dal capitolo 4 – È già domani, “Lupus et agnus“, Raul Londra)

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