IL MASTROALLEGRO DELLE FESTE – Che cosa vuole il Natale da me?

Ieri un’amica mi ha detto: “Per me il Natale è un giorno come un altro.”

“Sai”, avrei dovuto risponderle. “Non fatico a immaginarlo!”

In effetti, non è per nulla un problema, a casa mia, immaginare il Natale come tutti gli altri giorni dell’anno, o smettere di credere a quella sciocchezza per cui, allo scattare del primo secondo del primo minuto dell’anno nuovo, automaticamente tutto il marcio e il brutto dell’anno vecchio spariscano in un istante e ciò che troviamo sia qualcosa di splendido che attendevamo da molto tempo.

No, in verità, in verità vi dico, lasciate ogni speranza voi che entrate in questa valle di lacrime!

Scherzi a parte, ragioniamoci un secondo, togliendoci i pregiudizi di dosso per un istante, vi va? Ditemi un po’, allora, cosa c’è di diverso tra il 25 dicembre e tutti gli altri giorni dell’anno. Il fatto che non si lavora o non si va a scuola? Molti di noi lo fanno anche il sabato e la domenica e ai più sfortunati capita invece quasi tutti i giorni. Il cenone o il pranzo? Ma si fanno anche in altre occasioni! I parenti? Anche quelli più scomodi, come per la domanda precedente, s’incontrano lo stesso in altre occasioni. Gli addobbi, allora? L’albero? Il presepe? Le luminarie? Uhm, bella questa! In effetti, in nessun altro periodo dell’anno si sfoderano questi accessori, però… oggi servono ancora? Si trovano in giro? A me pare molto meno che in passato. Non c’è giorno in cui non senta gente dire che l’albero o il presepe non lo si fa più perché tanto i bambini sono cresciuti, tanto ormai sanno che Babbo Natale non esiste e che sulla religione avrebbero molto da discutere. Quindi?

Quindi, niente, dico io! Ormai lo spirito natalizio si è perso per strada, come un fantasma del Natale passato che non torna più. Ormai tante persone neppure lo festeggiano, il Natale, tanto non hanno motivo per essere felici. E in questo gruppo di persone mi ci metto anch’io che non ho mai fatto un cenone di Natale in vita mia, che non ho mai avuto parenti in casa durante le feste, che non mi sono mai sentito così speciale per qualcuno, tanto da fargli alzare il telefono per chiamarmi e farmi gli auguri. Scagliatevi pure contro di me, o fanatici delle festività! Ditemi che sono un rompiscatole, che mi lagno per nulla, che sto qui a riempirmi la pancia o a costruire i miei amati LEGO! Crocifiggetemi in sala mensa, come Fantozzi! Ma io, la mia, la dico lo stesso!

Sono anni che i miei genitori preparano addobbi senza un motivo apparente. Sono anni che a Natale non festeggiamo, sebbene ci ritroviamo tutti in quello squallido e surreale quadretto di ricorrenza obbligata e inutile, dove siamo costretti a rimanere a tavola per un dato tempo e a mangiare lentamente per tentare di tenere occupata la mandibola e non parlare di futilità noiose. Sono anni che vorrei superare a piè pari queste settimane evitando quella bizzarra sensazione d’inadeguatezza, d’infelicità, di abbandono e di amnesia che m’intorbidisce il cuore.

Vorrei, lo dico davvero. Vorrei provare veramente ancora una volta lo spirito natalizio, quel senso di ripienezza impagabile che da piccolo mi teneva sveglio fino a tardi e mi faceva aspettare Babbo Natale. Vorrei, senza vergognarmi, essere ancora un po’ speranzoso e materialista e aspettare i regali. Vorrei sentire ancora quella magia che c’era nell’aria e che oggi pare essere scomparsa.

Quando arrivano le feste, mi sento sempre come il Grinch che vuole fermare il Natale.

Preferirei immergermi in una vasca enorme di acqua calda e rimanere con la testa sotto per tanto, tanto tempo, in silenzio, figlio della tranquillità, parente della solitudine ricercata e voluta. Preferirei restare in una condizione di stasi finché tutto tornasse normale, con la routine di sempre, almeno potrei evitare di fingere che la vita va bene, obbligarmi a mettere da parte i problemi per qualche giorno e indossare una maschera gioiosa e sorridente per non mostrare la sofferenza e le lacrime.

Allora mi domando a cosa serva il Natale, oggi. Che cosa vuole da me, ogni anno? Perché si ripresenta a bussare alla mia porta, colmo di speranza e felicità? L’unica cosa che mi verrebbe da rispondere a quegli occhi sognati è: “Guarda, hai sbagliato casa. È due porte più avanti!”

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