L’ANIMA SUL FONDO DEL BICCHIERE

Era venerdì sera. Il bar era deserto. L’ora dell’aperitivo era passata da un po’. Continuava a esserci odore di tabacco nell’aria, quel tabacco di sigaretta o sigaro che gli avventori dovevano consumare fuori, all’aperto, per via della legge contro il fumo nei locali pubblici e che comunque penetrava all’interno con gli spifferi d’aria quando la porta veniva aperta e chiusa.

Un paio di uomini sulla quarantina giocavano a biliardo in fondo allo stanzone, bestemmiando quando uno sbagliava il colpo mentre l’altro rideva divertito.

Renzo, il barista, continuava a pulire il bancone con lo straccio umido che portava sempre in mano o sottobraccio, come in quei film western dove il barman serve sempre whisky.

Un tizio, di corsa, entrò a comprare un pacchetto di sigarette e una ricarica per il cellulare. Renzo fece il conto, porse il pacchetto e la scheda della ricarica all’uomo che prontamente estrasse dal portafogli una banconota da cinquanta euro per pagare. Una volta raccolto il resto e le sue cose, lo sconosciuto se ne andò così com’era arrivato.

«Ne vuoi un altro?» mi domandò la voce scura e un po’ rassegnata di Renzo.

«Sì… dammene un altro.»

Quello era stato il ritornello della mia serata, come un brano che riascolti ossessivamente dal juke-box senza che nessuno ti chieda di cambiarlo.

Avevo staccato alle sette dal lavoro part-time in biblioteca ed ero venuto a scolarmi qualche bicchierino da Renzo nel suo Bar all’angolo. Si chiamava proprio così: Bar all’angolo. Stava all’incrocio tra due stradine della periferia di Monza e aveva una piccola piazzetta davanti dove si fermavano motorini e biciclette in sosta. Era comodo per me quel posto. Stava proprio sotto casa mia. Mia e di mia madre, una separata di cinquantasei anni che avrebbe preferito vivere di stenti senza neppure quel poco che guadagnava come donna delle pulizie piuttosto che chiedere un centesimo all’ex marito facoltoso che viveva in centro a Milano con un’avvenente venezuelana.

(Tratto dal capitolo 1 – L’anima sul fondo del bicchiere, “Lupus et agnus“, Raul Londra)

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