EPISTULA I

L’estate del 2007 ho incontrato Fabrizio. Ci siamo conosciuti in una delle rare sere in cui avevo deciso di uscire e ci innamorammo. Era capitato così in fretta, così all’improvviso che ancora adesso non ci credo. Parlammo una notte intera e parlammo di tutto. Ci eravamo trovati.

Abbiamo e abbiamo sempre avuto la stessa idea di rapporto: un rapporto dolce e delicato, puro eppure passionale. Ho abbracciato fino in fondo con lui, cosa che forse non dovrei raccontarti, la gioia di condividere rapporti intimi. A scuola non ero mai andata così bene, vinsi una borsa di studio privata, vinsi un concorso con un disegno: mi sentivo realizzata.

Spesso le serate trascorrevano al suono della chitarra o del basso di Fabrizio, mentre io disegnavo, scrivevo, leggevo. Si può immaginare un’atmosfera migliore? No. Almeno ai miei occhi.

Arrivò un’altra estate. Volevo andare a vivere con Fabrizio. La decisione era nata quasi come un’evoluzione della relazione, un passo ovvio. Riuscii a convincere mia madre, mio padre e chiunque altro obiettasse che eravamo due persone votate alla razionalità. In parole povere esplicitai che, se le cose si fossero messe male fra noi, lo avremmo affrontato con maturità.

Ora siamo qui. Dalla fine di questo piccolo resoconto è trascorso un altro anno. Mi sono candidata come rappresentante d’istituto e ho vinto, con l’appoggio degli studenti seri che mi sanno parte di loro, ma anche dei tipici buoni a nulla, che vedono in me una qualche idealizzazione della loro voglia di libertà.

Sento di conoscermi, sento di poter arrivare, con le dita della mia consapevolezza, a toccare i miei confini. Ora comprendo quanto sono stata vicina a perdermi e quanto, fortunatamente, sono stata in grado di cambiare e crescere.

A questo punto posso quasi leggere nel tuo sguardo la domanda, proprio quella domanda. “E io?”

Tu sei stato una bella cotta. Mi piacevi molto e nel mio goffo modo di relazionarmi, di farti comprendere come mi interessavi, chissà che cosa ti ho messo in testa. Sai perché? Perché sei una persona intelligente, qualità che reputo molto importante. Sei generoso, anche se neanche tu lo sai. Sei pieno di talento, spero questo tu lo sappia.

Ora, comunque, sono molto contenta di averti incontrato, seppure in modo virtuale. Perché sei stato una persona che ho stimato e rispettato, ti ho sentito affine anche se distante anni luce da ciò che sono io. Sono folle tanto tu sei posato, sono fragile tanto tu sai contenere il tuo dolore dentro di te senza crollare, sono impulsiva tanto tu sei riflessivo: una così esplicita differenza non può che creare qualcosa di durevole! Questa volta vediamo di rimanere amici.

Ti voglio bene Raul.

Delta (da quanto tempo non lo usavo più…)

Tratto da EPISTULA I, Memorabilia – Storie di un mondo invisibile“, Raul Londra)

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